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La vita di John Fante nelle Lettereil Centro
Cultura & Società 16 novembre 1999
di Paolo Di Vincenzo
Leggere la corrispondenza di un autore può dare qualche dispiacere ai suoi appassionati lettori, può svelare qualche aspetto poco piacevole dell'uomo, ma è fondamentale per una conoscenza un po' più approfondita, anche dell'opera. Arrivano in Italia le "Lettere (1932-1981)" di John Fante. Le pubblica Fazi editore e il volume che le raccoglie (502 pagine, 35 mila lire) si apre con una approfondita introduzione di Seamus Cooney, curata anche per l'edizione americana che data 1991. Cooney chiarisce subito che chi conosce l'opera di Fante "dovrebbe leggere direttamente le lettere", per gli altri si provvede appunto con l'introduzione.
Le lettere sono raccolte per anni e riguardano quasi tutta la vita dell'autore italoamericano di origini abruzzesi (e i riferimenti agli Abruzzi o a Torricella Peligna - Torcelli come la chiama lui - da cui proveniva il padre sono frequenti). Si va dal 1932, quando Fante aveva 23 anni, al 1981. Una vita intera (morì nel 1983), essa stessa un romanzo da scrivere. Dalla incrollabile determinazione a diventare scrittore, con caparbietà unica (e qui, forse, emerge tutto il sangue abruzzese), agli ultimi periodi, quando Fante era ormai divenuto cieco e, per il diabete, aveva dovuto subire l'amputazione di entrambe le gambe. Completano il volume alcune appendici: un carteggio con John Saroyan; i diari (in realtà poche pagine relative al gennaio 1940); un breve ritratto relativo alla sua esperienza francese, intolato "La prima volta che ho visto Parigi"; un lungo articolo di Ross Wills sull'autore pubblicato nel 1941; bibliografia (con le edizioni originali e italiane) e filmografia. Un'altra grande ricchezza di questo libro sono le fotografie, prese dagli album della famiglia Fante. Dalla foto del padre Nick, che lasciò Torricella Peligna per fare il muratore negli States, dell'amatissima madre, Mary, della moglie Joyce, dei quattro figli, della casa a forma di Y, scenario di "My dog stupid", dei cani, il terribile pit-bull Rocco; e, naturalmente, tante dell'autore. Fondamentali le chiose di Joyce Fante che a volte servono anche a bilanciare le affermazioni di John. Gli anni difficili. Moltissime le missive indirizzate alla madre, in cui, all'inizio della sua permanenza a Los Angeles (raccontati poi meravigliosamente in "Chiedi alla polvere" o, dopo molti anni e dettando alla moglie perché già cieco, in "Sogni di Bunker Hill"), più che altro chiede soldi, qualche dollaro per tirare avanti, per pagare l'affitto, per mangiare promettendo, invariabilmente, di mandarne appena ne avrà lui. Il rapporto con la madre era decisamente forte, ed è a lei che Fante racconta tutti i particolari dei suoi tentativi di sfondare come scrittore, le speranze per le prime pubblicazioni di suoi racconti sui giornali. Ma anche le sue esperienze, come il bagno di mezzanotte poi riportato in "Chiedi alla polvere". Molte, già nei primissimi anni a Los Angeles, anche le lettere a Carey McWilliams, un avvocato e scrittore che resterà suo amico fino alla fine. I primi successi. La vita di Fante, almeno fino ai Cinquanta, fu un'alternanza tra successi e sconfitte. I primi legati all'attività di sceneggiatore per Hollywood, i secondi per la vera passione di scrittore. Ecco quindi che nell'agosto 1934 si può permettere di scrivere alla madre "Includo una sorpresina per te sotto forma di cento dollari". Se si pensa che il rapporto con il costo della vita di oggi è di uno a 15-20, vuol dire quasi quattro milioni di lire. Nel prosieguo della carriera l'odiata attività di sceneggiatore gli permise di vivere bene, con molti soldi in tasca, come ricorda anche la moglie Joyce. Il massimo fu raggiunto proprio con "Full of life" che, trasformato in un film, fece guadagnare a Fante anche la canditatura per un Oscar. Star e vizi. Fante ebbe modo di lavorare con diversi grandi nomi e con tutte le major, dalla Warner alla Mgm. Da Orson Welles, con il quale collaborò per alcune sceneggiature per la casa cinematografica Rko, a, negli ultimi anni di vita, Francis Ford Coppola che - insieme a Bob Towne, altro noto e corteggiatissimo sceneggiatore di Hollywood ancora adesso - avrebbe dovuto fare un film da "The brotherhood of the grape" (in italiano "La confraternita del Chianti"). Ma Fante aveva anche qualche vizio: "il gioco e il golf", spiega la moglie Joyce, "e gli prendevano talmente tanto tempo e denaro che ci si domanda quali fossero le sue prorità. Passò letteralmente anni della sua vita sui campi da golf e al tavolo da gioco". |
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