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Inediti di Fante in "La grande fame"il Centro
Cultura & Società 11 febbraio 2001
Marcos pubblica la raccolta col prologo di "Ask the dust"
di Paolo Di Vincenzo
"Anche la nonna aveva avuto simpatie per Fred Bestoli prima che si mettesse a vendere alcolici. Era originario degli Abruzzi come lei, e avevano conoscenze comuni, di gente e di posti. Ora però lo odiava perché continuava a farsi arrestare fregandosene della reputazione degli altri italiani". E' uno dei diversi passaggi riferiti all'Abruzzo di "La grande fame", l'ultima raccolta di racconti di John Fante, pubblicata da qualche giorno da Marcos y Marcos (pagine 334, lire 27 mila, traduzioni di Francesco Durante).
Si tratta di 17 racconti e della versione originale del prologo di "Chiedi alla polvere". Una miniera d'oro, come sottolinea il curatore Stephen Cooper - oggi forse il maggior esperto sull'opera dello scrittore italoamericano di origine abruzzese. Cooper, che ha frequentato casa Fante per diversi anni allo scopo di documentarsi adeguatamente per la biografia (si veda pezzo qui sotto), racconta che Joyce, la moglie di John, gli mise a disposizione tutto il materiale lasciato dal marito (nato nel 1909 da genitori italiani, il padre era di Torricella Peligna, e morto nel 1983). Alcuni racconti sono stati già pubblicati: in particolare "Mi scompiscio, Dibber Lannon" e "Una persona mostruosamente intelligente", in "Troppo in gamba quel ragazzo"; "Un giro in corriera" e "Mary Osaka ti amo", in "I piccoli fratelli", i due volumi pubblicati da Marcos y Marcos la scorsa estate, con testo originale a fronte. "La prima volta che ho visto Parigi", invece è stata pubblicata nelle "Lettere" edite da Fazi. I temi sono sempre i soliti ma leggere Fante non stanca mai. I protagonisti sono gli italoamericani di inizio secolo (i racconti sono datati tra il 1934 e il 1952), spesso vengono ricordate tradizioni e usanze abruzzesi, e molte volte al centro dei racconti ci sono ragazzini. I toni sono quelli epici, non delle grandi battaglie storiche ma quelle più concrete, vere, diffuse e tremendamente difficili della povertà, della guerra con i conti dal droghiere, della vita di tutti i giorni. Battaglie che gli immigrati italoamericani di inizio secolo a volte vincevano con un lavoro disumano, a volte (molto frequentemente) perdevano. Fante parla spesso di cose di famiglia (episodi veri che hanno ispirato diversi racconti). Per esempio "La madre di Jakie" in cui viene narrata la morte di un bambino per un incidente stradale, episodio che Fante riporterà ancora in "Uno di noi", che scrisse esplicitamente basandosi sulla morte del cugino. Ma, come sempre accade nelle pagine di Fante, molte volte si ride. Tanta tenerezza muove invece il racconto che dà il nome alla raccolta, in cui si parla di tre ragazzini, Dan, Nick e Vicky Crane (Dan, Nick e Vicky sono anche i nomi di tre dei quattro figli di Fante). Dan è il protagonista, un ragazzino di sette anni in balia della fame e della sorellina Vicky di due anni. E Dan è anche il figlio di Fante che ha seguito le orme del padre e che in due occasioni (settembre 1999 e agosto 2000) è venuto in Abruzzo a promuovere i suoi volumi ("Angeli a pezzi" e "Agganci", ambedue pubblicati in Italia da Marcos y Marcos) e a vedere i luoghi di origine della famiglia. |
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