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Dan Fante si racconta all'università

il Centro
Cultura & Società
1 novembre 2001

"Scrivo nel segno della tradizione dei racconti abruzzesi di mio nonno"
di Paolo Di Vincenzo

"Kafka diceva che la lettura di un romanzo dev'essere come una botta in testa. E' quello che cerco di fare anch'io con i miei lavori". Dan Fante, autore di "Angeli a pezzi" e "Agganci", figlio di John Fante, ieri è stato ospite della facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'università D'Annunzio di Pescara. Con lo scrittore, in Abruzzo fino a domenica, nel "suo" Abruzzo, come ama ripetere, c'erano la docente di Letteratura anglo americana Annalisa Goldoni e il direttore del dipartimento, Andrea Mariani. Fante è stato invitato dall'associazione culturale La Pergamena virtuale ed è accompagnato dalla sua agente in Italia, Anna Battista. Mooch "Non una conferenza ma una conversazione", ha spiegato Annalisa Goldoni. E l'incontro con gli studenti si è infatti risolto in una amabile discussione sui temi della letteratura, sui lavori di John Fante e su quelli di Dan che ha appena pubblicato, per ora solo in Gran Bretagna, un libro di poesia, "A gin pissing raw meat dual carburatter V8 son of a bitch from Los Angeles", e il terzo lavoro con protagonista Bruno Dante, "Spitting off tall buildings".

Fante ha letto alcune delle poesie contenute nel libro, da To Mark a Katie, da 17 ottobre 1993 a Camogli. "Ho scritto questa poesia quando ero in Italia, per promuovere il mio secondo libro ("Mooch", tradotto da Marcos y Marcos come "Agganci", ndr). Non avevo a disposizione né una macchina per scrivere né un computer. E da quando ho iniziato a scrivere ho una grande disciplina: scrivo sei giorni a settimana, sempre. Non sapevo come fare e non potevo scrivere a penna un romanzo o un racconto, per cui ho ripreso a scrivere poesie. Per la prima volta dopo dieci anni".

Dan Fante ha poi letto un passo da "Chump change" (in italiano "Angeli a pezzi") con una breve introduzione sulla sua famiglia. "Il protagonista di diversi romanzi di mio padre è Arturo Bandini, per me il protagonista è Bruno Dante. Nonostante mio nonno Nick non fosse una persona molto colta sapeva comunque raccontare storie. Credo che questa sia una qualità tipicamente abruzzese, e lui raccontava a mio padre storie di banditi e di briganti. Mio padre da bambino ascoltava queste storie. Questa qualità di raccontare storie in America è ormai completamente persa, oggi. E il motivo per cui ho scelto questo nome, Bruno Dante, è proprio per continuare questa tradizione".

Poi Fante ha spiegato la vicenda del libro che, nella "scia" familiare è molto autobiografico. Si racconta, infatti, di Bruno Dante, un aspirante scrittore, che va a far visita al capezzale del padre, lo scrittore Jonathan Dante. Bruno incontra il cane del padre nella casa di Point Dume (il luogo dove effettivamente i Fante hanno abitato, in una casa a forma di Y a Malibu, e dove vive tuttora la madre, Joyce Smart). Il cane è un refrain nei romanzi di John Fante ed è un altro riferimento alla vita vera: John era un appassionato di cani, in particolare di feroci pit bull. Bruno Dante incontra questo cane e subito si odiano. Ma capisce l'importanza dell'animale per il padre e decide di portarlo al capezzale. Sfidando le ire dei sanitari e degli stessi parenti.

"Mio padre era morto nel 1983", ha spiegato ancora lo scrittore, "sono andato nel garage c'era una risma di carta, utilizzata per scrivere l'ultimo romanzo di mio padre (John Fante è morto nel 1983, a 74 anni, cieco e senza gambe in seguito alle complicazioni di un diabete diagnosticatogli nel 1955). Io ho iniziato a scrivere con quella stessa risma di carta. Era un momento difficile della mia vita. Non riuscivo a capire perché la mia vita stava prendendo una brutta piega. Poi, ho capito che stavo facendo spazio alla mia nuova attività di scrittore. Quando ho iniziato a scrivere "Mooch" ho buttato via una sessantina di pagine. Sono i personaggi che ti impongono come e cosa scrivere e mi ero reso conto, invece, che avevo sbagliato tutto. Ecco, io scrivo così, una pagina alla volta non immaginando dove in realtà voglia andare a finire. Tutto al contrario di ciò che accadeva a mio padre che invece scriveva capitolo per capitolo".

Tra le domande di studenti e docenti anche alcune sull'apprendimento del mestiere di scrittore: "Ho imparato a scrivere", ha risposto Dan Fante, "semplicemente leggendo, e andando a teatro. Non ho nemmeno studiato Letteratura ma sono semplicemente affascinato dalla lingua. Penso che il problema attuale della poesia e della letteratura negli Stati Uniti d'America è che la gente non legge abbastanza. Anche le canzoni pop non hanno struttura perché gli autori non leggono abbastanza". Dan Fante sarà oggi e domani a Torricella Peligna, il paese da cui partì nonno Nick nel 1901 alla volta degli Stati Uniti.

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