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Robert Towne firma il "suo" capolavoroil Centro
Cultura & Società 26 aprile 2006
di Paolo Di Vincenzo Qualsiasi romanzo, anche il più grande, non può mai essere trasposto letteralmente al cinema. E' chiaro, quindi, che se esistono dei fanatici integralisti fantiani potrebbero non condividere le scelte di Robert Towne. Ma lo sceneggiatore premio Oscar per "Chinatown" (diretto però da Roman Polanski) trasportando "Ask the dust" dalle pagine al grande schermo lo ha migliorato.
Non perché il bellissimo romanzo di John Fante, scrittore americano di origini abruzzesi ne avesse bisogno, ma perché Towne (che ha conosciuto Fante quando era ancora vivo e a cui promise che un giorno avrebbe fatto un film dal suo lavoro più amato, progetto realizzatosi, purtroppo, solo 23 anni dopo la morte dello scrittore) ha approfondito la storia d'amore tra Arturo Bandini e Camilla Lopez, straordinariamente interpretati da Colin Farrell e Salma Hayek. Towne ha approfondito la storia di due immigrati nell'America degli anni Trenta, un italiano che vuole a tutti i costi diventare uno scrittore (perfetto alter ego di John Fante, figlio di un muratore di Torricella Peligna) e che nell'amore/odio verso Camilla è attratto dalla sua bellezza meravigliosa ma respinto da ciò che vede riflesso in lei: il perdente immigrato; e una messicana che vuole elevarsi dallo status di sguattera da bar per sposare un americano wasp (white, anglosaxon, protestant, bianco, anglosassone e protestante) per dare un futuro ai propri figli. Towne, insomma, ha arricchito, con i mezzi che il cinema concede, "Chiedi alla polvere", trasformandolo in una sorta di "Traviata" o di "Dama delle camelie" (il romanzo di Dumas figlio a cui si ispirò l'opera lirica di Verdi) ambientato negli anni della post Depressione americana, nella Los Angeles degli anni Trenta. Qui l'amore è difficile non perché c'è un pregiudizio sociale ma perché c'è una difficoltà razziale: ambedue gli immigrati temono di legarsi tra loro perché si sentirebbero immigrati al quadrato. Ma l'amore prevale. Oltre all'interpretazione dei due protagonisti e all'ottimo cast, su tutti un perfetto Donald Sutherland nei panni di Hellfrick, sono da sottolineare la indimenticabile fotografia di Caleb Deschanel, le scene di Robert K. Lambert e i costumi di Albert Wolsky. Valore aggiunto a un ottimo prodotto la produzione di Tom Cruise (con Paula Wagner, Don Granger, Jonas McCord) che si spera possa dare una marcia in più al film. |
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