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"Chiedi alla polvere" e la rabbia di John Fante

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Cultura & Società
mercoledì 3 maggio 2006

La pellicola con Farrell e Hayek subito tra i dieci migliori incassi
di Paolo Di Vincenzo

Quattro giorni di proiezioni (in 150 sale) sono stati sufficienti a "Chiedi alla polvere" per entrare tra i primi dieci incassi della settimana al cinema. Il film che Robert Towne (premio Oscar per la sceneggiatura di "Chinatown", diretto da Roman Polanski) ha tratto dall'omonimo romanzo di John Fante è andato subito bene. Uscito il 28 aprile ha incassato 381.887 euro (ottavo in classifica), ed è presente in quattro sale abruzzesi.

John Fante, scrittore americano di origini abruzzesi, ha avuto una vita piena (per richiamare il titolo del maggior successo vivente l'autore, appunto "Full of life", libro che Fante stesso trasformò, nel 1956, in una sceneggiatura per il film diretto da Richard Quine e interpretato da Judy Holliday e Richard Conte - che molti anni dopo interpretò don Barzini nella trilogia del Padrino) ma sfortunata.

Dopo un esordio discreto come autore di "Wait until Spring, Bandini - Aspetta primavera, Bandini" (1938), pubblicò "Ask the dust - Chiedi alla polvere" (1939) e la raccolta "Dago Red" (1940). L'accoglienza fu buona ma la necessità di avere dei guadagni sicuri lo portò rapidamente ad allontanarsi dalla letteratura, suo vero amore, a favore di un altro tipo di scrittura: le sceneggiature per le major di Hollywood (lavoro remunerativo ma odiato).

L'ironia della sorte vuole che dopo aver passato una vita a scrivere sceneggiature, di cui spesso riconosceva solo la parola "Augh" di un indiano nei film, e aver bramato inutilmente per i romanzi, il riconoscimento del suo genio arriva solo dopo la morte (avvenuta nel 1983, a 74 anni, dopo aver passati le ultime stagioni della sua esperienza terrena cieco e senza gambe per l'aggravarsi del diabete).

Nei suoi libri, ma non in "Ask the dust", lo scrittore di origini italiane parla spesso della terra del padre, Nicola-Nick, che lasciò Torricella Peligna, in provincia di Chieti, nel 1901. Le sue storie raccontano la difficoltà di inserirsi, il disprezzo dei wasp (white, anglo-saxon, protestant, bianco, anglosassone e protestante), la voglia di riscatto, la necessità quasi ossessiva di parlare un inglese impeccabile, il sangue e il sudore degli italiani in America, ma anche dei filippini e dei messicani. Storie simili a quelle degli immigrati d'oggi in Italia che vogliono solo inserirsi e diventare "italiani". "Ask the dust" è la storia (fortemente autobiografica) di uno scrittore italoamericano che cerca a Los Angeles la gloria. Sulla sua strada trova una meravigliosa cameriera messicana, come lui affascinata dal sogno americano, e come lui bramosa di diventare americana al punto da voler cambiare il proprio cognome, magari sposando un barista wasp.

John Fante è adorato da legioni di ammiratori in tutto il mondo e tra questi c'è anche lo sceneggiatore e regista Robert Towne che conobbe Fante agli inizi degli anni Settanta, mentre si documentava per "Chinatown". Ed è un amore infinito quello che il regista americano instilla nel suo film. Amore al quadrato perché per fare "Ask the dust", tradendo inevitabilmente le pagine del romanzo, Towne scrive la sua versione, con i volti e i corpi di due bellissimi protagonisti, Colin Farrell (Arturo Bandini) e Salma Hayek (Camilla Lopez), e sulla loro storia d'amore, con le immagini e con una meravigliosa fotografia (firmata da Caleb Deschanel - nominato cinque volte all'Oscar).

Certo, cambia un po' la storia, cambia il finale, cambia tante cose. Ma è giusto così. E' il suo film su un libro di John Fante, non è il film di John Fante su un libro di John Fante. Towne - come ha spiegato al Centro anche la protagonista Salma Hayek - ha voluto puntare di più sul rapporto d'amore tra i due protagonisti, tra Arturo e Camilla.

Ma dissemina la pellicola di riferimenti a tutta l'opera di Fante. Per esempio fa un cenno ai filippini (a cui lo scrittore di origini abruzzesi dedicò alcuni racconti ora raccolti in "I piccoli fratelli") o alle industrie del pesce californiane (narrate in "La strada per Los Angeles"). Non dimentica l'importanza della religione, non dimentica l'episodio del terremoto (dopo l'amore con l'ebrea Vera Rifkin, splendidamente interpretata da Idina Menzel), non dimentica la reverenza e quasi la dipendenza dal critico letterario Henry Louis Mencken, direttore della prestigiosa rivista American Mercury.

Soprattutto non dimentica la rabbia dell'italiano che vuol essere accettato per quello che scrive e non giudicato per il nome che termina con una vocale. Non a caso, nel film, Towne fa dire da Camilla ad Arturo: "In futuro cerca di essere meno arrabbiato con il mondo". Una rabbia che è stato il motore dell'arte di Fante fino alla fine.

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