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Dan Fante: ecco l’Olympia di mio padreil Centro
Cultura & Società 15 agosto 2007
La macchina da scrivere dello scrittore donata al MediaMuseum di Pescara
di Fulvio di Giuseppe PESCARA. «Sono lieto di donare la macchina da scrivere di mio padre al museo. Lo faccio con grande piacere». Firmato
Dan Fante. E’ questa la scritta che campeggia al fianco della Olympia degli anni ’60, la macchina da scrivere appartenuta a John Fante, donata ieri al MediaMuseum dal figlio Dan. L’ultima typewriter usata dallo scrittore originario di Torricella Peligna, prima di diventare cieco.
Nella foto, la consegna della macchina da scrivere. Da sinistra: Dan Fante, Valeria De Cecco ed Edoardo Tiboni
C'era anche una delegazione di Torricella guidata dal sindaco, Antonio Teti, all'incontro di ieri pomeriggio al MediaMuseum, organizzato da Valeria De Cecco, direttore editoriale della rivista Abruzzo Italia, con Paolo Di Vincenzo, giornalista del Centro, amico personale di Dan Fante e profondo conoscitore dell'opera dei Fante ed Edoardo Tiboni, patron dei premi Flaiano e presidente del MediaMuseum.
Ed è proprio una promessa fatta a Tiboni lo scorso anno alla base del regalo di Dan, ora collocato nella sala del MediaMuseum dove già compariva, tra le altre, la teca con la sceneggiatura di John Fante del film Il re di Poggioreale, diretto da Duilio Coletti. Nato a Denver in Colorado l'8 aprile 1909 e morto a Los Angeles l'8 maggio 1983, John Fante con la sua Olympia scrisse personalmente il suo ultimo romanzo, The Brotherhood of the Grape, prima di perdere la vista a causa del diabete e dettare le successive opere alla moglie. Tradotto in Italia prima da Leonardo nel 1990 e poi da Marcos y Marcos nel 1995 con il titolo La confraternita del Chianti, nel 2004 è stato pubblicato da Einaudi con il titolo La confraternita dell'uva. La maggiore correttezza di quest'ultimo titolo è stata confermata anche dagli italo-americani in sala, tra cui il cugino di Dan, Nick, giunto appositamente da Savona. Dan con divertenti aneddoti ha raccontato e trasmesso ai presenti il valore e l'importanza della macchina da scrivere nella vita artistica di John. «Mio padre continuava a mandare la copia di un suo libro scritto a mano al critico letterario H.L. Mencken», racconta Dan, tracciando il quadro di un John Fante giovane scrittore, «e un giorno arrivò una sua risposta che lo invitava a mandare il testo scritto a macchina se ne voleva la pubblicazione». John allora si diede da fare per rimediarne una, diventando, in una sola notte, «il più veloce dattilografo con due sole dita che abbia mai conosciuto», ha commentato ironico Dan. Alla macchina da scrivere è legato un altro episodio curioso, raccontato da Dan: «Odiava essere interrotto mentre scriveva», ricorda Dan, «e una delle sue foto più celebri lo ritrae all'opera: non fu per niente felice di essere interrotto e la sua espressione lo dimostra», conclude Dan. Seguace del padre nel mondo della scrittura, Dan ha visto per ora pubblicati in italiano due libri, Angeli a pezzi e Agganci, mentre è in corso d'opera la traduzione della commedia Don Giovanni da parte di Francesco Durante, già curatore del Meridiano di Mondadori su John Fante. Una commedia nella quale Dan racconta un weekend in casa Fante, una storia, come da consuetudine, familiare e personale. Ed è in un certo senso legato alla macchina da scrivere anche il rapporto a livello artistico con il padre: «La carta gialla che ho trovato a casa e che ho cominciato a usare per scrivere», racconta Dan citando la stessa carta che ora è al MediaMuseum, «rappresenta in un certo senso un passaggio di consegne con mio padre». Un padre che Dan ha sempre considerato un «artigiano sul lavoro». Anzi, come un «muratore», riprendendo uno dei personaggi della Confraternita dell'uva. Una figura che per John è molto vicina ed . legata al padre Nicola-Nick, professione: muratore. Un rapporto che ha dunque stretti legami anche con la terra abruzzese, talmente forte da spingere Dan a usare il termine «viscerale». Un legame ripreso anche in una video-intervista realizzata lo scorso anno per Abruzzo Italia, di cui ieri è stato proiettato uno stralcio. «La prima volta che venni in Italia fu nove anni fa», ricorda Dan, «e il rapporto con la gente di Torricella Peligna mi face sentire subito a casa. È difficile da spiegare, ma in Abruzzo mi sento davvero nella mia casa». Una casa nella quale ha trova ospitalità da ieri la macchina da scrivere Olympia. Non un semplice cimelio, ma un pezzo di storia, di vita: una macchina, per dirla come uno dei «fantiani», il rocker Luciano Ligabue, che «ha visto passare su di sé molto sudore e molta magia». La magia dei Fante. |
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