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Fante, lo scrittore riscopertoil Centro
Cultura & Società mercoledì 7 maggio 2008
L’8 maggio 1983 la scomparsa del grande autore a Los Angeles
di Paolo Di Vincenzo Alle 3 del pomeriggio dell’8 maggio 1983, in una stanza della clinica Motion picture and television country house, a Woodland Hill (Los Angeles), il cuore di un uomo cieco e senza gambe ha l’ultimo battito. Quell’uomo si chiamava John Fante.
Aveva da poco compiuto 74 anni (era nato a Denver, in Colorado, l’8 aprile 1909) ed era figlio di due italiani: Mary Capolungo, nata a Chicago ma di origini potentine, e Nicola Fante, nato a Torricella Peligna e sbarcato negli Stati Uniti nel 1901. Il successo che ha inseguito per l’intera vita è arrivato tutto alla fine. Ha fatto appena in tempo a intuirlo e, significativamente, la riscoperta è avvenuta grazie a un altro scrittore: Charles Bukowski.
Fante, oggi, a 25 anni dalla morte, è uno scrittore-cult, adorato, in Italia, da schiere di fan che conoscono a memoria le gesta dei suoi alter ego, Arturo Bandini o Henry Molise, stimato dai suoi colleghi, ammirato da artisti come Ligabue, Capossela, Pelù, De Gregori. Nei suoi States ebbe alterne fortune ma con un singolare destino, parallelo a quello del suo personaggio più conosciuto e amato: Arturo Bandini. Quello che nel libro più famoso, «Ask the dust», chiede agli scrittori della biblioteca di Los Angeles di fargli spazio. Adesso i libri di Fante hanno un grande spazio nelle biblioteche e anche nelle librerie perché a 25 anni dalla scomparsa Fante si continua a vendere. In Italia, dopo essere stato tradotto per la prima volta negli anni Cinquanta da Vittorini, il grande rilancio è avvenuto alla fine dei ’90 con le edizioni Fazi e Marcos y Marcos. Recentemente i diritti sono stati acquisiti da Einaudi che nella collana Stile libero sta ristampando tutti i titoli dell’autore. Gli esordi. John Fante «scappa » da Boulder (dove la famiglia si era trasferita) per andare verso il sole della California. Scappa soprattutto dal padre Nick, il muratore abruzzese, violento, dongiovanni e ubriacone che ispirerà gran parte della sua scrittura. Scappa perché non ha nessuna voglia di seguire le sue orme e di finire a fare il muratore. Tra il 1938 e il 1940 escono tre libri che vengono accolti con entusiasmo: «Wait until spring, Bandini (Aspetta la primavera, Bandini)», «Ask the dust (Chiedi alla polvere)» e «Dago red» che il Time definì «forse la miglior raccolta di racconti del 1940». Le sceneggiature. Poi un lungo silenzio, riempito solo dalle sceneggiature per le major di Hollywood, film nei quali Fante spesso riconosce, del suo lavoro, solo la parola «Augh» di qualche indiano. Ma un’attività remuneratissima che gli permette di vivere bene e di sostenere la famiglia. Sposata la poetessa Joyce Smart nel 1937, i due hanno quattro figli: Nick nel 1942, Daniel (Dan) nel 1944, Victoria (Vickie) nel 1946 e Jim nel 1950. Full of life. L’ultima gravidanza di Joyce non venne presa molto bene da John che si comportò quasi come il padre (che abbandonò la famiglia, episodio riportato in «Aspetta la primavera, Bandini»). Non lasciò la casa ma divenne molto freddo con la moglie. Quella gravidanza non accettata, però, gli procurò il più grande successo della sua vita. Ispirandosi a quell’esperienza (tutta la letteratura di Fante è fortemente autobiografica) scrisse «Full of life», la storia di una gravidanza, di una moglie tedesca che da protestante diventa cattolica, di un padre muratore, rompiscatole e impiccione, che deve riparare un pavimento attaccato dalle termiti. «Full of life » ebbe un grande successo e diventò un film, con sceneggiatura di John Fante. La pellicola, nel 1956, venne interpretata da Richard Conte (il Barzini del Padrino I) e Judy Holliday (Oscar nel 1950). L’interesse di Coppola. Poi Fante ripiombò nel cono d’ombra di Hollywood. Fino al 1977 quando tornò a pubblicare un libro, «The Brotherhood of grape (La confraternita dell’uva)». Documentandosi per il film «Chinatown », Robert Towne si imbattè in Fante e se ne innamorò. Lo fece conoscere a Francis Ford Coppola che decise di trarre un film (si parlava di Robert De Niro come protagonista) dalla Confraternita. Nonostante contatti e inviti (Fante e la moglie vennero invitati a casa Coppola durante una pausa della lavorazione di «Apocalypse now») non se ne fece nulla. Come non se ne è fatto nulla degli interessamenti di Peter Falk, di Peter Sellers. Solo nel 2006 Towne riuscì a tenere fede alla promessa fatta a Fante di portare sullo schermo uno dei suoi libri: «Ask the dust», con qualche libertà di troppo, secondo i puristi. Ma con un infinito amore nei confronti dell’autore. Il film è stato interpretato da Colin Farrell (Arturo Bandini) e Salma Hayek (Camilla). La folgorazione di Bukowski. In uno dei suoi libri («Women (Donne)» si legge «Quel è il tuo autore preferito?» «Fante» «Chi?» «John F-a-n-t-e. Chiedi alla polvere, Aspetta primavera Bandini...» «Perché ti piace?» «Emozione totale. Un uomo davvero coraggioso». L’editore di Charles «Hank» Bukowski (John Martin della Black Sparrow Press) gli chiese se questo Fante esistesse o fosse un nome inventato. Hank rispose che era uno dei più grandi scrittori del secolo e gli mandò la fotocopia di «Chiedi alla polvere» (dalla biblioteca pubblica di Los Angeles, dove nel frattempo l’autore di Bandini aveva trovato spazio). Black Sparrow ripubblicò l’ormai introvabile «Ask the dust », nel 1980. Il figlio scrittore. Il testimone di Fante l’ha raccolto il figlio Dan (si veda intervista in basso) che ha iniziato a scrivere solo molti anni dopo la morte del padre. In Italia Dan ha pubblicato, per ora, solo due libri. Molti suoi lavori ancora non trovano un editore disposto a tradurli. |
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